Alvarez: «Cavaradossi, soprattutto uomo» – Elena Formica – aprile 2009 – Gazzetta di Parma

aprile 2009

Alvarez: «Cavaradossi, soprattutto uomo»

Voltaire, Napoleone, la battaglia di Marengo. E’ tutto più grande di lui, povero Cavaradossi.Un sagrestano scalcinato – e piuttosto disgustoso – lo battezza «volterriano» e così comincia la storia. Nella «caput mundi» papalina del 1800, attraversata da greggi di pecore e sepolta dalle litanie, chissà cosa avranno mai capito di Voltaire i curati, i sagrestani e la polizia segreta. Cavaradossi, che sotto tortura grida «Vittoria!» quando giunge notizia della rivincita di Napoleone a Marengo, è un pittore. Ha molti ideali, è impulsivo e il suo cuore batte per Floria Tosca, una cantante. Ma qualcuno avrà letto, in quella Roma gonfia di chiese, ciò che scrisse Voltaire nel 1756 quando s’accorse, dopo il devastante terremoto di Lisbona, che l’ottimismo della ragione era morto perché il male imperversava comunque nel mondo? Fedele D’Amico sostiene che «la peculiarità di Tosca fra le opere di Puccini è che il male vi appare come entità autonoma, in una sorta di sinistra autoesaltazione». Ecco perché – come afferma istintivamente il tenore Marcelo Álvarez – Cavaradossi diventa «eroe senza esserlo e senza volerlo». Perché nel mondo c’è un male che non si sradica e può chiamarsi, ad esempio, Scarpia.

Marcelo Álvarez, splendido artista che illumina d’attesa i più grandi teatri del mondo, sarà Cavaradossi nella «Tosca» in scena al Regio da domani sera. Il celebre tenore argentino, che nel 2006 scelse Parma per il trionfale debutto nel «Trovatore», darà voce a un Cavaradossi che « non ha la stoffa dell’eroe perché è un rivoluzionario semplice e ingenuo, del tutto privo di accortezza per un ruolo talmente pericoloso. Ma l’umanità del personaggio è disarmante – dichiara Álvarez – e io la canto così: con la verità del suo amare, soffrire, gioire; con l’irresistibile immediatezza del suo ‘essere uomo’ che affascina il pubblico e lo conquista. Cavaradossi canta ‘Vittoria!’ e poco dopo viene fucilato: è simile a Manrico che intona la ‘Pira’ e manda i suoi uomini al macello. Quando cantano da ‘eroi’, Cavaradossi e Manrico sono assurdi. Ma entrambi, nell’ultimo atto, affermano la loro autenticità di uomini che amano, che nutrono sentimenti profondi da esprimere attraverso un canto che è poesia. No, non sono eroi. Sono uomini come gli altri, come tutti, e la gente lo capisce. Scatta così uno straordinario meccanismo di identificazione emotiva che entusiasma e commuove». Álvarez parla e canta, canta e parla per raccontare di sé e della musica: « Lo senti, lo senti che Cavaradossi è tutto nel gesto, nel gesto che si fa voce perché Puccini è ‘nel teatro’? Ascolta… ‘Recondita armonia…’ Senti, senti come si canta…Ecco, questo è già Cavaradossi!». Poi spiega: «Verdi è tutto nel ‘passaggio’, nella parola scenica, nel cantare sul fiato. Per me la sua lezione resta fondamentale anche nell’interpretazione di Puccini, dove la musica è magìa di colori, prodigio di armonici. La mia vocalità è verdiana, nel senso che è calda e amante dei ‘legati’, mentre il repertorio di Puccini viene spesso affrontato da voci più dure e metalliche. Ma dev’essere proprio così? Io non credo».

Elena Formica, Gazzetta di Parma, 01/04/2009